La sicurezza è cultura innanzi tutto

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sul tema della sicurezza nel quale riflettevo sull’approccio italiano che mi pare prigioniero di una deriva “formalista”, nella quale predomina il desiderio di “pararsi le spalle” con certificazioni e documenti. Ciò senza accompagnare la giusta elaborazione di procedure e di verifiche sanitarie con una educazione profonda alla responsabilità e alla coscienza del rischio e della sua gestione. La tesi di fondo dell’articolo era che la sicurezza è fondamentalmente una questione di cultura e i mezzi, le norme e di dispositivi devono essere un corollario “pratico” con il quale essa si applica consapevolmente e con piena responsabilità.

L’articolo ha suscitato un’attiva discussione su Linkedin e da questa è nato il dialogo con un collega italiano, Massimo Delia, direttore generale di un’impresa Australiana nel settore dei servizi marittimi (Neptune Marine Services). Si tratta di un settore ad altissima specializzazione, dove a causa delle condizioni di lavoro la sicurezza rappresenta una sfida quotidiana e molto impegnativa. Credo che questa conversazione meriti di essere condivisa, nella convinzione che l’esperienza concreta sul campo è quella che rende valida la teoria e il metodo; perciò, con il consenso del collega, ne pubblico l’essenza affinché possa essere testimonianza utile a chiunque s’interessi e voglia promuovere una sicurezza attiva e responsabile nei luoghi di lavoro, e non solo.

Da questo dialogo dapprima ho appreso che una certa tendenza a nascondersi dietro al “pezzo di carta”, magari in stile anglosassone, potrebbe anche essere addirittura più forte in Australia che nel nostro vituperato Paese. Poi, è giunta la richiesta dal collega di qualche suggerimento per un prossimo workshop di formazione alla sicurezza di un equipaggio in partenza per una missione di ispezione sottomarina. Pur nell’umiltà data dalla consapevolezza di non conoscere il settore specifico e di inchinarmi alla competenza specifica sia del collega sia dei professionisti che egli andava a formare, non mi sono sottratto all’impegno e ho risposto così:

“Il mio approccio non è da specialista della sicurezza, ma piuttosto dal punto di vista della sostenibilità – di cui la sicurezza, la salute e l’ambiente sono componenti essenziali – e della leadership, vista anche come self-leadership.

Credo che un “trucco” fondamentale per ottenere comportamenti desiderabili, nella sicurezza come in altri campi, sia motivare le persone a trovare il vantaggio personale e collettivo nell’assumere la responsabilità delle proprie azioni. 

Questo implica farle crescere, risvegliare in loro lo spirito antropologicamente radicato in profondità dell’appartenenza a una squadra. Forse se ci fosse ancora qualche aborigeno “autentico” in giro sarebbe un buon leadership coach, per la sua capacità innata di prendere la responsabilità di sé e della sua comunità. Tuttavia, mantenendo la massima concentrazione nel momento presente. Ma qui il discorso si fa complesso e sintetizzarlo in breve diviene ostico.

Credo però che ciò ci dica come uno dei problemi fondamentali della sicurezza sia il modello diffuso di organizzazione gerarchica modellato su quello militare, nel quale le persone vengono considerate esseri immaturi e trattate come tali. Di conseguenza, esse si comportano come fossero realmente immature e, una volta “fatto il comandato”, spengono l’interruttore cerebrale e, prima o poi, combinano il pasticcio.

Se dovessi dare un consiglio, dunque, direi di investire su questa responsabilizzazione basata su un evidente vantaggio e dare un valore alla fiducia nelle persone e nella loro capacità di assumere la responsabilità della sicurezza loro e di quella dei colleghi.”

Il giorno dopo, leggendo un articolo su HBR, mi sovveniva d’inviare al collega un mio articolo su ”L’Arte del Feedback” nel quale oltre ad alcune considerazioni generali sullo strumento esponevo un metodo molto efficace appreso e sperimentato tante volte in contesti diversi. Questo il link: http://federicofioretto.biz/en/the-art-of-feedback-the-art-of-leadership

Fin qui, uno scambio civile e piacevole tra colleghi che credono nell’utilità di Linkedin e delle relazioni anche virtuali che la tecnologia ci permette di intrattenere.

Il fatto di ricevere qualche giorno dopo il seguente messaggio: “Discorso centrato in pieno ed ho inserito uno spunto tratto dai suoi suggerimenti, buona domenica!”, mi ha fatto riflettere su alcuni punti.

  1. Il primo, un conferma molto importante e “planetaria” di quanto sia importante il fattore culturale nella sicurezza. Come testimoniato anche dal collega il quale egli stesso dice di aver seguito un percorso di comprensione e interiorizzazione della cultura della sicurezza che lo ha portato oltre l’idea di aderire semplicemente a regole imposte dall’esterno.
  2. Il secondo, come sia importantissima la condivisione delle esperienze anche dal punto di vista della motivazione e del vissuto emotivo che hanno generato. Quando parliamo di noi, di come abbiamo vissuto un episodio, è allora che abbiamo la forza di motivare chi ci ascolta: parliamo di vita vissuta, di qualcosa in cui l’altro si può identificare e non semplicemente di cosa c’è scritto al tale comma di una norma.
  3. Il terzo, forse il più importante: siamo tutti “Homo Sapiens”, a qualunque latitudine. Perciò la riflessione antropologica che porta inevitabilmente al rispetto della persona,alla valorizzazione delle sue competenze e capacità, al trattarla come un essere senziente e non solo pensante (a volte nemmeno quello), è la vera e sana base di qualunque performance. Che si tratti di sicurezza, di produttività, d’innovazione, è solo quando manifestiamo in modo tangibile, concreto e sincero la nostra fiducia nelle persone che esse si mettono all’opera per dare il meglio di sé, per se stesse e per il beneficio comune.
  4. Il quarto, che discende per me logicamente dai precedenti, è che la sostenibilità e la sicurezza hanno legami profondi e una interdipendenza che mi spinge con ancora più convinzione all’impegno con i professionisti HSE per farne i protagonisti di una nuova stagione: quella della Sostenibilità Integrata a ogni livello, in ogni processo, in ogni impresa.