Un Leader assume Rivoluzionari, non “Yes-People”

Qualche giorno fa un giovane aspirante “consulente di leadership” africano mi ha inviato una richiesta di “mentoring” indicando, tra le sue caratteristiche, di essere “Sottomesso all’Autorità”. Avendo lavorato nella sua parte di mondo come docente di Leadership ho riconosciuto i tratti di una cultura locale molto diffusa – che causa danni enormi al Continente, peraltro. So che stava cercando di compiacermi e mostrare che era pronto a prendere il posto di “discepolo” secondo il suo contesto culturale. Certamente questo modo di porsi non mi ha “conquistato”. Ma mi ha anche stimolato un processo di riflessione: mi sentivo irritato dalla sua espressione di sottomissione, e tentato di reagire violentemente. Perché, mi son chiesto? E poi ho trovato la risposta.

Come formatore e ispiratore di Leader, lotto ogni giorno con la misera cultura media della Leadership del nostro mondo. Ci sono eserciti di “boss” e “bulli”, persone al potere e “persone di potere”, ma pochissimi Leader e ciò è causa del pessimo stato di salute della nostra società. La cultura contemporanea rende sempre più persone disposte ad accettare qualunque condizione, inclusa la sottomissione e l’accettazione di qualsiasi formattazione del cervello in cambio di un “posto di lavoro”. Non posso onestamente condannarli, con la minaccia della disoccupazione  le continue ondate di crisi che spargono paura tutto attorno. Posso perfino capire coloro che desiderano farsi una carriera e sono stati educati a pensare che per avere la migliore devono conformarsi alla cultura mainstream delle Business Schools e “baciare il c…” al boss più forte che si trovano a portata di mano.

Ma chi si guarda attorno per assumere pavidi yes-people ∫certamente non è un Leader: lui/lei può essere al massimo un “boss”, qualcuno che non raggiungerà mai risultati eccellenti con il proprio team perché sarà limitato per sempre alla propria sola intelligenza, per quanto grande questa possa essere.

I Leader non assumono yes-people. Perché vorresti assumere qualcuno che non aggiunge nulla alla tua capacità portando idee nuove? Qualcuno che, al massimo, è il migliore in qualcosa che si sa già?

Ciò che un Leader persegue è cambiare lo status quo del suo settore di attività, in modo da raggiungere l’eccellenza migliorando di una dimensione quantica il Valore aggiunto per i propri stakeholders. Questo è l’obiettivo di un Leader.

Chi meglio di un rivoluzionario sfida lo status quo? Non sto parlando dei “ribelli a prescindere”: questi possono essere distruttivi. Ma i “rivoluzionari” sono scontenti di come le cose sono. Quando trovano un grande Leader, possono raggiungere qualunque obiettivo, perché la loro motivazione è inarrestabile.

Che senso ha fare di Steve Jobs un mito e poi dimenticare che il suo motto “Stay foolish, stay hungry” era esattamente un’esortazione a tenere vivo lo spirito che ha portato Apple, con la sua Leadership, a cambiare lo status quo, per esempio, della fruizione musicale, tanto per nominare uno dei suoi successi?

Un boss nell’industria dei CD sarebbe stato confermato ogni momento dai “Si” dei suoi yes-people che le sue idee erano le migliori e non avrebbe mai fatto quel balzo in avanti, stabilendo nuovi standard per un’industria e assicurandosi un vantaggio competitivo di anni.

Resta folle, tu aspirante Leader, e sii abbastanza coraggioso da assumere rivoluzionari che ti sfideranno ogni giorno ad avere abbastanza Leadership da nutrire la loro inarrestabile motivazione a conseguire risultati straordinari.

Nutri la loro motivazione e favorisci la loro espansione in intelligenza, sete di conoscenza, curiosità, visione e aspirazioni. Sarai ricompensato con più dell’oro: avrai attorno le persone migliori che potresti mai voler accanto nell’affrontare le sfide della vita.

Nel frattempo, sii allegro,  e tieni allegri anche loro vivendo una vita ricca in relazioni umane, rispetto, ispirazione e un po’ di umorismo. Questa è la ciliegina sulla torta che i grandi Leader sanno mettere meglio di chiunque altro



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