
Quando l’impresa familiare è una prigione
18/03/2026Nutrire il mondo?
Che pane essere
Essere pane in generale non basta
In che modo nutrire il mondo? Già: una volta accettato che la mia missione nel mondo sia “essere pane” (vedi articolo precedente qui), c’è da decidere che tipo di “pane” voglio essere; o “posso essere”.

Img. Stephanie Monot da Pixabay
Ci sono migliaia di tipi di pane al mondo: inteso in senso letterale, il pane è un cibo di base per moltissime civiltà umane, quelle che sono cresciute con i cereali. Che siano sotto forma di chapatti o di baguette, sempre di pane si tratta.
Utilizzando il concetto di “pane” in senso metaforico, come è inteso in questi articoli, ci sono miliardi di forme di pane, praticamente una per ogni essere umano. Intendo con questo che ciascuno in qualche modo nutre il suo prossimo per quello che è, con il suo semplice esistere, in un modo del tutto originale. Il modo di “nutrire” che ho testé descritto è costituito dalle relazioni tra le persone.
Non tutti questi “pani” non intenzionali sono “nutrienti” o salutari per coloro che li ricevono. In effetti, la qualità di questo particolare nutrimento dipende dallo stato di sviluppo della persona che riversa se stessa nella relazione.
Nutrire il mondo nelle parole del Maestro
Negli ultimi tempi ho approfondito lo studio dell’insegnamento di un Maestro a me molto caro: Jeshua ben Yussaf, ossia quello che viene comunemente chiamato Gesù di Nazareth. Non è questa la sede per approfondire un’analisi dell’insegnamento di Jeshua, né dell’esporre il mio pensiero su di esso.
Tuttavia, accedere alla diretta testimonianza di Jeshua attraverso i libri di Daniel Meurois mi ha aperto nuovi, immensi orizzonti. I libri in questione sono i due volumi del “Libro segreto di Gesù”, edizioni Amrita. Li consiglio caldamente a chiunque senta in cuor suo una vicinanza all’insegnamento del Cristo e sia dotato dell’apertura mentale necessaria ad esplorare una fonte insolita.
Ora, accogliendo l’idea che l’essenza del messaggio del Maestro sia stata l’Amore, è evidente che la cosa più importante sia, per usare le Sue parole, “amarci l’un l’altro che Lui ci ha amati”. Il tutto va messo in pratica.
Il pane migliore è fatto d’amore
Mettere in pratica un insegnamento così rivoluzionario è impegnativo, eppure la ricetta è semplice e a portata di tutti; eccola ingrediente per ingrediente:
- Fare ogni cosa con amore. Sento subito le prime obiezioni: “come faccio ad amare le rotture di scatole che ho ogni giorno?” Questo punto è risolto dall’ingrediente seguente;
- Assumere la responsabilità per ogni accadimento della nostra vita: esso è scelto da noi. Eh si, ognuno di noi è molto più che una macchina di ossa, muscoli e sangue. Siamo manifestazioni di anime dal potenziale illimitato; veniamo al mondo con compiti da seguire e cose da apprendere: perciò scegliamo esperienze. Come funziona? Il terzo ingrediente aiuta a comprendere;
- Comprendere la Legge di Attrazione. “Oh certo, quella roba New Age che dice che se vuoi un milione di Euro basta pensare positivo e ti arriverà… Seeeeee!” No, non funziona così. Funziona che secondo come tu sei, che consapevolezza hai, così la Vita te lo riflette con situazioni ed esperienze. Quindi l’ingrediente seguente ti accompagna a migliorare la tua esperienza;
- Praticare la presenza mentale, uno dei fondamenti della pratica buddhista. Ma anche del cristianesimo, perché se vuoi essere pronto a ricevere chi arriva “come un ladro nella notte” (Matteo 24, 43-44) devi stare sveglio. Prestando attenzione ai proprio moti interiori, pensieri, emozioni, reazioni, possiamo comprendere a che punto siamo, e procedere al risveglio;
- Accertarsi di avere per fine il bene comune. Siamo animali sociali, destinati a vivere in comunità, non importa come organizzate. Certo, ogni persona è predisposta a un ruolo diverso, ma la nostra reale prosperità e salute dipende da quella della comunità sociale in cui viviamo. Perciò, fai al prossimo tuo come vorresti fosse fatto a te. Quindi, il prossimo ingrediente;
- Praticare la continenza della parola Un grande Maestro del secolo scorso, Jiddhu Krishnamurti, insegnava che prima di rompere il silenzio si dovesse accertarsi che le parole che stavamo per dire fossero: vere, amorevoli, e utili. Quanto silenzio ci sarebbe nel mondo se praticassimo questo insegnamento: parlare solo con verità, amore ed esclusivamente quando è utile a generare qualcosa di buono;
- Infine, amarsi l’un l’altro, come Lui ci ha mostrato che si può amare. Come fare? Personalmente trovo che lo stratagemma più utile per riuscirci, almeno per chi è genitore, sia immaginare che la persona con cui ci relazioniamo sia un nostro figlio. Fare proprio come se ce l’avessimo davanti al posto della persona che c’è nel momento. In genere è un trucco che può funzionare bene.
Impastare, lievitare, infornare
Se questa è la ricetta, magari arricchita di qualche seme o erba aromatica per dare un tocco personale, diventa più chiaro che pane voglio essere.
La Vita mi ha impastato con una serie di esperienze, dalla perdita di una figlia al tradimento di persone vicine in momenti critici, e mille altre. Per quanto detto sopra, sono esperienze che in qualche modo ho “chiamato” nella mia vita per crescere in consapevolezza. Ora che sono superate posso esserne grato: ne ho tratto grandi insegnamenti.
A farmi lievitare ci hanno pensato i tanti insegnanti, ottimi alcuni pessimi altri, non importa, che ho incontrato nel corso di una vita alla ricerca di un livello più profondo della realtà. Considerando anche che ogni persona incontrata è un messaggero della Vita,, gli insegnamenti accumulati sono stati tanti. Alcuni passi falsi compiuti più di una volta hanno provveduto a impastarmi di nuovo, tra un ciclo di lievitazione e l’altro. Ad abundantiam…
A infornarmi ha provveduto la riscoperta del Maestro che in modo del tutto insufficiente si era provato a offrirmi nell’infanzia. Per trasmettere l’insegnamento di un Maestro ci vogliono due ingredienti: un insegnante che lo ha compreso e lo pratica intensamente, un allievo pronto. C’è voluto il suo tempo di cottura, ma ora la doratura è, se non perfetta, accettabile per andare sul banco.
Essere pane, infine
E quindi eccomi qua, con la consapevolezza di avere da proporre un tipo di pane che può piacere a qualcuno, ad altri meno, ad alcuni perfino risultare indigesto. Ma non ha importanza. So, e ne ho avuto tante prove, che può essere un nutrimento vitale per alcuni.
Quando comprendi di voler essere pane, e senti di volerti offrire, ti passa il bisogno di “fare i numeri”. Essere pane può certo svolgersi all’interno di una professione, ma non è business. Non si vende con il marketing o con il SEO. La Parola di verità può essere scomoda, può anche essere desueta e non piacere agli algoritmi. Non ne cerca il favore.
Quella Parola scorre di cuore in cuore, e si trasmette su frequenze che non viaggiano sulla fibra ottica, ma sulla Luce. Il suo CMO è la Vita, ed è Essa che manda la tua newsletter a chi la deve ricevere, facendogliela arrivare proprio nel momento esatto in cui ha bisogno di quel pane.
La parola chiave per essere pane nel senso in cui l’ho compreso è “fiducia”. Come disse il Maestro: se desideri qualcosa, credi di averlo già ricevuto, rendi grazie e ti sarà dato.
Ecco, il pane è qui.

