
Le 8 chiavi della fiducia
10/06/2026100 anni fa nasceva Enzo Fioretto
Una curiosità mai sazia
L’amata Tergeste
Nato sul lungomare di Barcola (Trieste) il 28 Giugno 1926, Enzo non dimenticò mai l’amata e magnifica città d’origine, anche se ne visse lontano per la gran parte della propria vita adulta. Eppure avrebbe dovuto, secondo i piani della famiglia, restarvi radicato, con un lavoro sicuro e l’orizzonte di una pensione serena e confortevole.
Papà Giuseppe e mamma Maria della Lia, infatti, avevano previsto che lui diventasse ingegnere ed entrasse nell’azienda pubblica dell’energia, allora ACEGAS: posto sicuro, lavoro tranquillo, radicamento sotto lo sguardo vigile di mamma Lia.
Eppure Enzo, che non ingegnere ma giornalista e scrittore avrebbe voluto diventare, piegò il collo per gli studi tecnici, che concluse a Padova a cavallo della guerra, ma prese poi in mano il proprio destino e se ne andò a MIlano. Lì conobbe mia madre e spero che questo incontro lo abbia consolato in parte della perdita dell’amato mare triestino. Ma Trieste gli fu sempre nel cuore, con un amore struggente che mi trasferì con naturalezza; a me che a Trieste non ho mai vissuto.
Exsulting, l’illusione di tornare alle radici
L’amore trasmessomi da Enzo per la sua Trieste era così forte che quando decisi dopo vent’anni da libero professionista di tornare a fare l’imprenditore, fondai la mia nuova società, Exsulting, a Trieste, con sede a pochi passi dalla ex casa dei nonni e da una delle loro antiche attività commerciali.
Fu in parte un omaggio a papà, come se gli portassi in regalo una boccetta del profumo della sua città. Fu anche un’illusorio ritorno a radici che ormai erano recise da tempo: io non le avevo mai avute laggiù, e quelle di Enzo erano ormai solo nostalgia e ricordi.
Tant’è che il fuoco di paglia acceso da un intenso tour di mie conferenze in Slovenia, che mi aveva dato speranza di avviare bene l’attività in terra Giulia, si spense alla svelta, mentre Trieste, città sempre sull’orlo della crisi e dell’implosione, non offriva altri allettamenti.
Un giorno a Rotterdam…
Ma la storia che voglio raccontare oggi, per celebrare il centenario di questo uomo retto ha comunque a che fare con la società, e addirittura con lo scopo per cui questa nacque, quando papà aveva ormai 92 anni. La racconto perché sia una testimonianza di cosa può fare la mente umana, anche in tarda età, quando è stata allenata costantemente e nutrita di curiosità insaziabile.
Alla metà dei secondi anni dieci di questo secolo avevo come cliente il Parlamento Europeo e mi recavo regolarmente a Bruxelles. Ho sempre cercato di usare i social network come strumenti di connessione umana vera; colsi quindi l’occasione di organizzare incontri di persona con alcuni colleghi in zona con i quali ero in corrispondenza via Linkedin. Incontrai perciò un giorno a Rotterdam Alexander, un collega olandese con il quale nacque immediatamente un feeling profondo.
Nell’anno successivo a quell’incontro, ci vedemmo diverse volte, lavorammo un po’ insieme nella zona di Rotterdam (ricordo le lunghe pedalate per andare agli appuntamenti, anche sotto la pioggia!), soprattutto ragionammo di sostenibilità. Sull’argomento avevamo una visione comune: quella dell’integrazione della sostenibilità nella totalità dei processi dell’impresa. Rifiutavamo il trend corrente che ne faceva, e ancora ne fa, una questione di narrativa o di compliance normativa. Sia io che Alexander venivamo dall’industria manifatturiera ed eravamo affascinati da Ray Anderson e dal fenomeno Interface. Ci mettemmo alla ricerca di uno strumento che facilitasse l’integrazione che volevamo diffondere.
Un’epifania e la nascita dell’impresa
Alexander è dislessico, o qualcosa del genere, non ricordo bene come me lo spiegò. Di fatto, quando parlava disegnava continuamente; era un modo per tenere in ordine i suoi ragionamenti e al contempo chiarirsi le idee mentre le generava. Ero abituato a questa sua modalità, anche quando lavoravamo via Skype. Si, perché ormai non ci bastava vederci le volte in cui andavo a Bruxelles: ci vedevamo in call ogni paio di giorni per continuare a ragionare sul nostro appassionante progetto. Avviammo Embedded Sustainability Initiative, il progetto di ricerca comune, e iniziamo a confrontarlo con imprenditori e tecnici del settore mentre lo sviluppavamo.
Un giorno, Alexander disegnò una specie di grafico circolare per illustrare il concetto olistico che stavamo cercando di mettere a punto. Ricordo una specie di scossa elettrica e la sensazione di avere finalmente per le mani la traccia buona. “Qui c’è qualcosa di grosso, se riusciamo a svilupparlo per bene” dissi. A quel punto decisi che valeva la pena di costruirci sopra un’impresa, per sviluppare il potenziale enorme che sentivo nell’aria.
La mia idea originale era di creare una società in Olanda, al 50% con Alexander, e di sviluppare insieme il progetto. Quest’idea si scontrò con la personalità di Alex, più orientato all’attività libero professionale e all’indipendenza assoluta. Con tipica schiettezza olandese mi disse: “ho capito che vedi qualcosa di grande nel lavoro fatto insieme fin qui: prendilo pure e sviluppalo per conto tuo. Io preferisco dedicarmi interamente ai miei progetti professionali da solo”
Finì così il mio progetto olandese, ma andai dritto per la mia strada: un paio di mesi dopo nacque Exsulting, a Trieste invece che a Rotterdam. Sempre un porto, sempre una città cosmopolita.
Il genio matematico di Enzo
Sviluppare dal punto di vista concettuale e di contenuto Embedded Sustainability Index®, così lo battezzai in omaggio al lavoro di Chris Laszlo e Nadya Zhexembayeva (con il loro consenso), fu compito per me. Non facile, ma lo feci con passione e uno slancio inarrestabile.
Il problema si pose quando volli trasformare il concetto, e i 36 fattori chiave che avevo individuato, in uno strumento digitale, basato sul web, che potesse essere usato in autovalutazione. Lì gli intrecci tra i 36 fattori si facevano terrificanti nelle infinite combinazioni. Soprattutto, mancavo della struttura mentale matematica che mi permettesse di tradurre i miei ragionamenti in algoritmi. Fu lì che pensai a papà.
Quando mia madre anni addietro era entrata nell’impresa di famiglia occupandosi di amministrazione, ricordo che papà per spiegarle i fondamenti le diceva: “se li guardi con attenzione, i numeri cantano“. Mamma mi guardava sorniona e commentava che lei ci provava, ma non sentiva nulla.
Conscio della straordinaria mente matematica di papà, allora novantaduenne, mi rivolsi a lui, chiedendogli se se la sentisse di aiutarmi a trasformare i miei concetti e i 36 fattori interdipendenti in formule e algoritmi. Come suo solito ne fu incuriosito e mi rispose tranquillo: “dammi un paio di settimane e ti faccio sapere se arrivo a qualcosa“. Dieci giorni dopo mi chiamò: “se vuoi passare, ho risolto“.
Goniometro e matita
MI sono sempre chiesto se usò il regolo calcolatore o la calcolatrice scientifica… Papà usava da anni il computer, gestiva tutte le sue cose con servizi online e da un po’ di tempo si divertiva con Alexa a comandare le luci di casa. Era quindi un uomo ultra-novantenne pienamente a suo agio nell’era digitale.
Ma quando mi mostrò il lavoro che aveva fatto per creare gli algoritmi del futuro ESIndex® ricordo che mi venne il dubbio se fosse tornato al regolo calcolatore dei suoi tempi. Aveva sviluppato prima di tutto un’idea grafica dell’indicatore a 36 fattori. Il cerchio diviso in 36 spicchi era poi stato elaborato con formule trigonometriche per attribuire ai fattori non soltanto punteggi che ne indicassero il grado di sviluppo; questo era lo sviluppo della scala Likert che avevo adottato io.
Papà aveva ritenuto di elaborare l’idea di premiare in modo gradualmente calante il raggiungimento dei vari livelli. Secondo lui, e il ragionamento era logico, era molto più impegnativo mettersi in moto sul cammino virtuoso rompendo schemi e abitudini consolidate che passare dalla quasi eccellenza di un “5” all’eccellenza del punteggio pieno. Del resto, imprenditore per quasi 40 anni, sapeva bene di cosa parlava!


Qui ai lati gli appunti originali che papà mi passò quel giorno. Sono descritti la struttura dell’indicatore, la modalità di calcolo della rilevanza del singolo fattore e le formule trigonometriche per calcolare il peso ponderato dei passi lungo il cammino dell’integrazione della sostenibilità nei processi dell’impresa.
Poi mi allungò una chiavetta USB, dicendomi: “Ecco, ti ho messo le prime 6 formule in un foglio Excel; per le restanti 30 puoi fare dei copia-incolla“. Così feci e da lì iniziò il lavoro con gli sviluppatori di quella che sarebbe diventata la piattaforma con la quale intendevo iniziare la rivoluzione della sostenibilità integrata. Poco importa che il servizio offerto, pur molto apprezzato da chi lo ha toccato con mano, non abbia incontrato un mercato sufficiente da garantire la continuazione dell’impresa. Papà aveva dimostrato la validità della sua formula.
La formula dell’eterna giovinezza
Finché Exsulting è esistita, cioè fino al 31 Dicembre 2025, ho tenuto per me questi disegni e queste formule. Era mio dovere nei confronti dei soci, per tutelare il “segreto industriale” dell’ESIndex®. Solo alcuni amici intimi conoscevano la storia, e ogni volta era stupore e ammirazione. Ora che Exsulting è storia, e siamo al centenario della nascita di papà, ho voluto raccontare questa storia pubblicamente, in onore di un uomo notevole. Non uso altri aggettivi perché papà era anche persona molto schiva e so che non avrebbe gradito l’iperbole.
La cosa più importante, una delle eredità preziose di papà, credo sia la sua formula dell’eterna giovinezza: la curiosità. Una delle sue frasi iconiche ogni volta che gli si proponeva un problema nuovo era: “voglio capire”. Ricordo quando io introdussi in azienda il primo computer, alla fine degli anni ’80 e papà stava iniziando a ritirarsi dall’attività dell’impresa. Si portò a casa il manuale del MS-DOS (allora erano ancora libri cartacei belli pesanti): voleva capire come funzionava il computer. Non concepiva l’idea di usarlo senza capire di cosa si trattasse e come funzionasse.
Grande viaggiatore, uomo di vasta cultura che pure si considerava più ignorante di molte persone che non sfioravano nemmeno la sua altezza, aveva una grande facilità a parlare lingue straniere. Tranne l’inglese, la più semplice; ma solo perché era perfezionista: pur facendo due lezioni alla settimana di conversazione con una signora madrelingua non era mai riuscito ad acquisire una pronuncia per lui soddisfacente. In compenso ti recitava a memoria Goethe in tedesco; a 80 anni suonati scattò all’inseguimento, e catturò, una borseggiatrice a Barcellona, apostrofandola in perfetto castigliano. A fine secolo scorso, settantenne, in viaggio a San Pietroburgo mamma ricorda che chiacchierava con le signore in metropolitana in ottimo russo: l’aveva imparato durante la guerra, quando l’Armata Cosacca, a seguito dei Tedeschi, era a Trieste.
Curiosità, e la consapevolezza di non sapere
Oggi che viviamo in una società dove la tecnologia sta uccidendo la curiosità, lo vediamo dolorosamente nei giovani ma già nei cinquantenni, Enzo Fioretto lascia come legato a chi lo ha conosciuto il segreto dell’eterna giovinezza. Eterna, certo, per quel che può essere qualcosa di umano: diciamo imperitura.
Fino all’ultimo respiro c’è occasione di imparare qualcosa, di approfondire una conoscenza, di scoprire una nuova sfaccettatura dell’Universo. Se dopo venticinque secoli ancora guardiamo a Socrate come un Maestro perché affermava di sapere di non sapere beh, forse dovremmo tutti farci una riflessione.
Le neuroscienze, materia in costante evoluzione proprio grazie alla curiosità degli scienziati, ci stanno rivelando con sempre maggior certezza che il cervello è sommamente plastico. Se le connessioni neurali vengono stabilite in gran parte negli anni giovanili, è anche vero che possiamo continuare a modificarle, creare nuove sinapsi e nuove architetture neurali che ci manterranno costantemente giovani.
L’intelligenza umana è a mio parere inarrivabile per quella “artificiale”. Ma, come quell’insoddisfacente copia artificiale, va nutrita costantemente per mantenerla in forma. Se papà, spentosi a 95 anni per le complicanze di un’emorragia cerebrale, è stato lucido e brillante fino a quell’età il segreto di quella sua imperitura giovinezza è stata proprio la sua curiosità insaziabile. Ben prima di Steve Jobs Enzo Fioretto è stato il rappresentante eccellente del principio di “Stay hungry”: abbi sempre fame di nuove idee, conoscenze, avventure.
La parte dello “Stay foolish” l’ha lasciata evidentemente a me.
Buon centenario, papà, e buone scoperte là dove sei ora!

