
Ogni passo è la meta
27/02/2026Quando l’impresa familiare è una prigione
Riflessioni non corrette di un erede
Nascere con una missione
Si sente spesso dire che è una bella fortuna nascere figlio di imprenditori di un’impresa familiare; oppure, il che a volte coincide, sapere fin dalla nascita quale sarà il tuo destino. Io stesso, figlio di imprenditori, mi sono sentito tante volte rinfacciare di “essere nato con il culo nel burro”. Ovviamente da parte di chi non conosceva minimamente, né se ne interessava, cosa sentissi dentro di me e quali sogni e aspirazioni coltivassi.
Nella nostra cultura è molto frequente, direi maggioritaria, l’idea che se crei un’impresa e hai figli la cosa scontata da fare è lasciarla loro in eredità e farne degli “imprenditori di seconda generazione”. In questo caso, l’erede si sente fin dalla nascita obbligato alla missione di portare avanti la tradizione di famiglia. Non farlo equivarrebbe a un infame tradimento; sia perché è considerata una fortuna l’ereditare un’impresa, sia per fedeltà al clan familiare, che da te si aspetta senza alcun dubbio che tu prenda il testimone.
Il club più esclusivo al mondo
A consolidare questa convinzione, anche se non so quanti lo conoscano, esiste il club più esclusivo del mondo: quello degli Henokiens. Si tratta di un’associazione che riunisce gli imprenditori la cui famiglia possiede un’impresa da più di 200 anni. Impossibile entrare senza un requisito che nessuno può pensare di conseguire in una vita intera. L’impresa più antica iscritta a tale club esiste dal 707, in Giappone.
L’Associazione Henokiens è stata fondata all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Il suo libro soci sembra in qualche modo una sorta di almanacco di Gotha, la pubblicazione che da metà XVIII secolo al 1944 illustrò i nomi dell’aristocrazia europea. In pratica, un catalogo della nuova e più esclusiva oligarchia borghese.
Di lodevole sembra almeno esserci che, se la solidità dell’impresa è un requisito per l’ammissione, non vi figurano i “baroni” contemporanei della finanza predatoria. Troppo giovani. Comunque, confesso che per un periodo della mia vita provai invidia per coloro che potevano iscriversi a quel club. Forse ne auspicai perfino l’ingresso per qualche mio pronipote.
Ognuno è unico e diverso
Un problema è che ogni essere umano è unico e diverso da ogni altro; quindi, nulla garantisce che ciò che piace a un genitore interessi ugualmente ai figli. Ogni anima che si incarna viene al mondo con un suo compito specifico, del quale l’eredità dei genitori è soltanto uno degli elementi, il punto di partenza. Ma farne un “punto di arrivo” può essere molto limitante. Addirittura devastante.
Vi saranno dunque casi nei quali, partendo dall’attività imprenditoriale di famiglia, un figlio porterà con gioia la sua particolare sfumatura a un’impresa ereditata. Potranno esserci casi nei quali avere a disposizione un veicolo avviato e rodato costituirà un punto di partenza per lanciarsi in avventure imprenditoriali entusiasmanti, che renderanno il figlio felice e utile alla comunità.
In altri casi, l’essere obbligatoriamente avviati sui binari tracciati dagli avi (a volte da più generazioni) costituirà una tarpatura delle ali che impedirà loro persino di avviarsi a risolvere la loro missione di vita. Non parliamo nemmeno dell’entusiasmo e della gioia. Tuttavia per l’erede designato non è facile discernere con chiarezza, sottoposto a mille pressioni com’è.
Imprenditore: un mestiere difficile
Un altro problema è che fare l’imprenditore è un mestiere dannatamente difficile. Non che si voglia qui sminuire la difficoltà di fare, che so, l’astronauta o il neurochirurgo. Nemmeno l’allevatore di capre o il coltivatore di arance, o il netturbino: ogni mestiere ha le sue complicazioni.
Tuttavia, guidare un’impresa, essere come si dice un leader, è un compito che richiede non soltanto molte abilità appartenenti a diversi ambiti della vita. Richiede una capacità di sopportare le responsabilità, anche di vite altrui, e l’incertezza che sono veramente complesse da padroneggiare.
Nel mondo di oggi, governare un’impresa richiede una intensità di decisioni e di analisi di variabili e stimoli esterni impressionante. Assomiglia sempre di più al comando di unità militari in territorio operativo.
Infine, le attività d’impresa sono milioni, così come le passioni che sono diverse per ogni essere umano. Quante probabilità vi sono che la nuova generazione abbia le stesse preferenze della precedente? Il discorso è un po’ grossolano, ma ti prego di accettare l’approssimazione, altrimenti si fa lunga.
Quando l’impresa familiare è una prigione
Considerando ciò che ho schematicamente espresso poc’anzi, dovrebbe essere più chiaro che a volte l’azienda familiare può rappresentare una prigione, seppur apparentemente confortevole.
Se tutto va bene, l’erede si troverà in una situazione economica discreta o buona. Potrà godere di alcuni privilegi dati dal denaro o dalla posizione sociale. Questo è innegabile. Come è innegabile che potrà subire lo stress angoscioso dovuto ai momenti nei quali le cose non vanno bene. Tipicamente l’imprenditore familiare “porta a casa” le tensioni del lavoro; inoltre, in moltissime imprese familiari il capitale della famiglia è molto coinvolto nei destini dell’impresa. Questo può comportare rischi, reali o percepiti, che impattano fortemente sulla qualità di vita della famiglia.
Ricordiamo poi le pressioni culturali, quando portare avanti l’opera del genitore o del nonno “eroe” che ha creato la benemerita impresa diviene motivo di onore alla memoria, di espressione di gratitudine o del dovere sociale di continuare un’opera. Allora l’erede sarà compresso in una gabbia ancor più stretta. Una tale pressione può costargli la vita, sicuramente la salute e il benessere.
Come uscirne: a monte
Come uscire da questa prigione? Ci sono due lati dai quali prendere in considerazione questo problema, ed entrambi li vedo nel mio lavoro come coach di imprenditori (di 1° e 2° generazione). Oltre ad averli vissuti sulla mia pelle come imprenditore di seconda generazione.
Il primo è quello della generazione fondatrice, o comunque di quella precedente. Qui si tratta di lavorare sulle aspettative. Molto frequentemente vi sono obiettivi che non sono stati raggiunti, ambizioni non completamente soddisfatte, che vengono proiettate su figli e nipoti. Possono essere anche obiettivi nobili, non si discute. Ma il genitore va aiutato a far pace con la possibilità che l’impresa si fermi con lui, oppure che passi di mano uscendo dalla logica familiare per divenite impresa manageriale. Questo soltanto può alleggerire la pressione sulla generazione a valle, così che i figli prendano le strade suggerite dal proprio cuore e vivano una vita felice.
Qui si innesta un altro tema molto importante per le PMI di proprietà familiare: la considerazione dell’impresa come parte del patrimonio di famiglia, come fosse un immobile o un conto di deposito. Questo è un grosso e frequente errore, ma non è questa la sede per affrontarlo.
Come uscirne: a valle
Dal lato dei figli, o in ogni caso delle generazioni a seguire, vi è un’unica strada da precorrere, nel caso che non amino l’attività di imprenditore o quella dell’impresa di famiglia: dovranno tradire il clan. Tradotto dal linguaggio delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger, si tratta di scrollarsi di dosso il ruolo imposto dalla famiglia, ribellarsi al programma e prendere la propria strada.
Un compito tutt’altro che facile; soprattutto nel caso, il più frequente, in cui la generazione a monte non abbia fatto alcun lavoro per lasciar andare le aspettative su quella a valle.
Tradire le aspettative dei genitori o dei nonni non ha nulla a che vedere con una mancanza di rispetto per questi, né con l’ingratitudine. Il rispetto di sé non è mai in contrapposizione al rispetto per qualcun altro. Riconoscere la grandezza di chi ci ha preceduto, e provare gratitudine per tutto ciò che abbiamo ricevuto e riceviamo, non comporta l’accettazione di un destino che non desideriamo. Ma questo richiede una grande forza, perché le pressioni sociali possono essere straordinariamente potenti ed efficaci. Frequentemente la generazione precedente ha attese nelle quali ha investito tanto. Per questo, anche se inconsapevole, eserciterà una forza limitante straordinaria sull’erede affinché si pieghi al destino imposto.
In questo frequentissimo caso, alla generazione a valle servirà un aiuto esterno alla famiglia, un consigliere o un coach, che lo sostenga nel percorso di affrancamento. Meglio se persona con esperienza di impresa e di impresa familiare, per poter comprendere le sottigliezze delle dinamiche in gioco.
Come posso aiutarti
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