Il paradossale effetto positivo dell’eccesso finanziario

Per molti anni abbiamo puntato dita accusatrici sull’eccessiva attenzione del mondo economico alla finanza. Mirando a una conversione alla sostenibilità e alla circolarità dell’economia, abbiamo sofferto l’attitudine al breve termine che condiziona le menti dei manager e di conseguenza le loro decisioni. La mancanza di strategia e di visione industriale ha comportato lo spezzettamento troppo frequente di intere Catene del Valore, al fine di massimizzare i profitti finanziari degli investitori a breve termine, è stato il nostro incubo ricorrente. La formattazione mentale generata dai programmi MBA, che sfornano orde di manager e dirigenti orientati a orizzonti trimestrali, è stata per lungo tempo la dannazione della nostra civiltà economica.

Tuttavia, la Vita ha i suoi equilibri e quanti hanno la pazienza di aspettare abbastanza a lungo, come l’antica filosofia cinese ci insegna molto bene, un giorno vedranno il cadavere del loro nemico passare lentamente sul fiume portato dalla corrente. Oggi è quel giorno. Beh, quasi, ma sta arrivando veloce.

Un recente articolo pubblicato da Harvard Business Review (caldamente raccomandato: numero di maggio – giugno 2019) “The Investor Revolution” descrive una situazione estremamente interessante: nel mondo di oggi, i soggetti più orientati alla finanza, le società d’investimento e di gestione patrimoniale, sono alla guida della transizione verso la sostenibilità. Oddio, questa è una visione un po ‘ottimistica, tuttavia la ricerca illustrata nell’articolo prova chiaramente che le persone più esperte dal punto di vista finanziario sono anche quelle che richiedono insistentemente alle società in cui investono di incorporare le strategie e le azioni di sostenibilità (o ESG) nei loro principi fondamentali.

Per esperienza personale posso testimoniare che tra le persone più interessate che incontro, come CEO di Exsulting e principale promotore del nostro approccio con l’Embedded Sustainability Index®, vi sono quelle provenienti da assicurazioni e istituti finanziari. Perché? Secondo me è perché sono le persone più attrezzate per valutare i rischi, e sono quelle che percepiscono meglio come l’umanità stia per oltrepassare la “soglia del destino” su questo pianeta, se non ci impegniamo a fondo nella transizione verso la sostenibilità e l’economia circolare. Sono appena tornato da un giro di impegni in conferenze internazionali sullo sviluppo sostenibile e i dati che ho ascoltato dagli scienziati ben informati sulla questione dei cambiamenti climatici sono spaventosi. L’economia globale pencola sull’orlo della recessione, mentre l’ingiustizia sociale e gli squilibri non migliorano, anzi il contrario, in molte aree del mondo.

Le aziende che istituzionalmente proteggono i loro clienti dai rischi percepiscono che la tensione cresce, con la probabilità e l’impatto potenziale di molti rischi legati all’insostenibilità del nostro modello socio-economico che aumentano drammaticamente. Le banche e le istituzioni che hanno l’onere delle decisioni d’investimento vedono la crescente rilevanza di tali rischi sulla valutazione di opportunità dei loro investimenti.

Ecco allora il paradosso: come dice chiaramente l’articolo citato, “la concentrazione in poche mani della gestione di trilioni di dollari li ha resi impotenti nella copertura sui rischi dell’economia globale: sono diventati troppo grandi per permettersi di lasciar fallire il pianeta”. Quindi tutti gli sforzi senza scrupoli compiuti in passato per sfruttare ogni centimetro quadrato del pianeta, e ogni goccia di sudore dell’ultimo lavoratore nel Paese più lontano, hanno portato gli iper-capitalisti a un punto in cui devono incitare i loro accoliti a prendersi cura del pianeta e delle persone.

L’articolo afferma che le considerazioni ESG sono “quasi universalmente al vertice delle priorità” dei dirigenti di tali società, oltre a citare una ricerca secondo la quale più della metà delle società di gestione patrimoniale globale oggi prendono in considerazione o valutano i fattori ESG nelle loro decisioni d’investimento. Una tendenza in costante crescita. D’altra parte, questo è solo buonsenso alla fin fine: i dati sul fatto che le aziende impegnate verso la sostenibilità superano le loro pari che non lo fanno sono ormai numerosi e solidi. Al giorno d’oggi è una conoscenza indiscutibile.

Perché, quindi, ci sono ancora così tante difficoltà a impedire un impegno approfondito nella sostenibilità da parte dell’imprenditore “comune”? Penso ci sia ancora l’ambiguità che alcuni professionisti stanno maliziosamente perpetuando tra “sostenibilità-CSR-stile-greenwashing” e “Sostenibilità Integrata” come uno strumento strategico di gestione industriale. Il primo comporta puramente un’aggiunta di costi alle operazioni dell’azienda, nel tentativo di migliorarne l’immagine o la reputazione del marchio. Raccomando di tutto cuore di evitare un simile approccio, e i miei lettori abituali sapranno quanto io sia categorico su questo. La Sostenibilità Integrata (Embedded Sustainability), è nel mondo d’oggi il modo migliore di praticare l’eccellenza nella gestione di un’organizzazione. Non è per capriccio abbiamo nominato il nostro approccio innovativo l’Embedded Sustainability Index®: sappiamo che il modo per cogliere i numerosi benefici della sostenibilità – tra cui quelli che la finanza e le assicurazioni cercano, ovvero la riduzione del rischio e la massimizzazione dell’opportunità – è radicarla al centro della cultura e dei processi di un’azienda. La sostenibilità deve costituire l’insieme dei principi che guidano ogni processo decisionale, dall’impostazione della Visione in poi, fino alla progettazione e gestione del prodotto / servizio, anche oltre la sua vita “utile”. Dev’essere “il compito di tutti” all’interno dell’organizzazione; infine, attraverso un forte coinvolgimento degli stakeholder, essa deve anche includere i più rilevanti tra loro, in una cultura di partnership e collaborazione, nel perseguimento di obiettivi comuni.

Quindi il paradosso sta funzionando per il meglio e, nel nostro sforzo di favorire la transizione alla sostenibilità, abbiamo ora alleati inaspettati. Eppure essi sono i benvenuti, perché sono necessarie molte risorse per effettuare gli investimenti (NON costi aggiuntivi: investimenti, con un buon ROI) che sono richiesti per l’inversione di marcia inevitabile per mantenere l’ecosistema in condizioni che ci permettano la sopravvivenza. L’effetto collaterale della creazione di una società molto più felice, più prospera e più sana sarà un gradito sottoprodotto, naturalmente.