
100 anni fa nasceva Enzo Fioretto
28/06/2026Son soddisfazioni
Anche se postume…
Saper dire basta
Son soddisfazioni, si, quando ciò in cui si è creduto per tanto tempo, sputandoci sangue e impegnandoci ogni energia disponibile, ti porta un frutto. A volte tuttavia, accade che il frutto matura dopo che hai smesso di coltivare l’orto. Bisogna accettarlo.
Infatti a volte la difficoltà più grande, quando per tanto tempo ciò in cui credi sembra interessare solo a te, sta nel sapere quando dire basta! Voltare pagina, decidere che l’investimento non vale più la pena, trovare nuove motivazioni per andare avanti in una nuova direzione. Questo passaggio è tutt’altro che scontato. Però è anche così che si cresce.
Per fortuna la Vita è una grande maestra, sicuramente il miglior coach che uno possa desiderare: Essa ti allena continuamente per le sfide che dovrai accettare. In questo caso, la mia allenatrice preferita mi aveva allenato lungamente perché io potessi un giorno esser pronto a lasciar cadere un sogno, voltare pagina e incamminarmi altrove.
Addio alla sostenibilità
Per molti anni mi sono interessato alla sostenibilità e all’economia circolare. Son temi ai quali ero arrivato fondendo due correnti fondamentali della mia vita: l’esperienza di imprenditore e gli studi gandhiani e sulla pace. Sono campi ai quali mi sono dedicato per la gran parte della mia vita adulta.
La “colpa” di quell’interesse l’attribuisco a una persona straordinaria, Ray Anderson, il mitico CEO di Interface. Purtroppo non più con noi da molto tempo, Ray è stato il più grande pioniere della sostenibilità integrata; vale a dire l’integrazione della sostenibilità in tutti i processi dell’impresa, dalle strategie alle operazioni più minute, al coinvolgimento di tutti gli stakeholders e delle filiere.
Ho amato la sua visione e ho provato per anni a portarla nel mondo delle imprese, con risultati molto deludenti. Mi son reso conto che, con poche lodevoli eccezioni, ormai la parola sostenibilità è diventata uno slogan vuoto. Una pecetta verde con la quale coprire la vergogna che tutti conoscono, ma nessuno dice: l’avidità di profitto, a qualunque costo. A un certo punto ho detto basta: non ci credevo più e ho deciso di tornare a lavorare con le persone, per le persone, adottando il motto “Essere pane”. Con riscontri soprattutto umani che mi danno gioia.
Ci sono impronte che restano
In ogni caso, con il mio percorso di vita volto alla ricerca di una sempre maggiore consapevolezza, una certa impronta umanistica l’ho sempre portata con me. Per questo, nell’ultimo contratto di consulenza per la sostenibilità ho portato ancora una volta me stesso, con passione e apertura di cuore.
Mentre trattavo per un contratto improbabile con un colosso multinazionale ho deciso di credere al mio Metodo CASE® per la trasformazione dei conflitti. Ho osato proporlo alla controparte per trovare una soluzione win-win. Obiettivo permettere a entrambi di avviarsi in un cammino ardito, pieno di incertezze, con una certa tranquillità e in fiducia. Ho trovato un management illuminato, che ha messo a rischio la carriera per i propri valori etici.
Quella trattativa, nella quale non per un minuto si è discusso di soldi, ha portato una delle più grandi soddisfazioni della mia vita professionale. In una negoziazione commerciale ho convinto la controparte ad affidarmi il ruolo fittizio di arbitro terzo per facilitare il dialogo sulle domande e preoccupazioni delle due parti. Una era la mia società di consulenza, rappresentata dalla mia collaboratrice. Quando si dice ispirare fiducia…
Un coronamento degno
Lo dico senza montarmi la testa, ma con legittimo orgoglio: la consulenza che è uscita da quel contratto è stata una delle più soddisfacenti in tutte le mie varie attività professionali. Sono vincolato al segreto professionale, ovviamente, ma vediamo di dare un’idea.
Con una squadra di due, e alla fine mi son trovato pure solo, abbiamo risolto al cliente un difficile problema di sostenibilità e circolarità globale. Abbiamo sincronizzato operazioni in tre continenti durante 18 mesi. Coordinato l’interazione di due multinazionali da miliardi di dollari di fatturato.
Il nostro progetto ha rotto il ghiaccio verso la sostenibilità in uno dei settori industriali meno sostenibili del mondo, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio, con conti alla mano, la solidità del business case per la circolarità e la sostenibilità. Lo abbiamo presentato, insieme al cliente, alla fiera di settore più importante del mondo.
Un cambiamento culturale che andrà in profondità. È stato bello, emozionante, eccitante; mi ha ripagato di anni di fatica a cercare di far vedere la bellezza del Sole a manager e imprenditori ciechi, accecati da vecchie categorie mentali e dal comfort del “si è sempre fatto così”.
Una ciliegina da 800 milioni di $
Sempre per via dell’impronta che quando ce l’hai… con la chief … officer (dirigente) del cliente con cui ci siamo relazionati siamo diventati amici. Un’amicizia che, senza mai confondere i ruoli, ci ha permesso di condurre tutto il progetto in totale trasparenza e fiducia. Una bellezza.
Così, oggi che il contratto è finito da un’anno circa, ci sentiamo ancora regolarmente, ci scambiamo foto di famiglia, ci raccontiamo un po’ di vita. Anche a migliaia di chilometri di distanza, è un legame di stima e amore che continua a nutrirsi.
E così ieri ho saputo che l’azienda ha avviato un programma da 800 milioni di dollari di “rinnovamento totale degli impianti” (diciamo così, per riservatezza) del quale la mia amica gestirà tutti gli aspetti di sostenibilità, con pieno mandato di indirizzare le scelte e gli investimenti.
Il tutto “sulla base della tua idea dell’ecosistema collaborativo”, mi scrive; cioè, con l’approccio che abbiamo creato e sviluppato nel progetto pilota. Basato sul Metodo CASE® per la trasformazione dei conflitti.
Son soddisfazioni
Si, son soddisfazioni. Intanto sono sicuro che non c’è piaggeria in ciò che mi scrive la dirigente. L’amicizia, e la tutale mancanza di interesse, ne sono garanzia. E poi c’è il resto della corrispondenza, che ovviamente non posso riportare qui.
Questo articolo è solo per condividere una gioia, oltre che per ricordare a me stesso che è valsa la pena di battermi per ciò in cui credevo, di portarlo avanti con perseveranza fin che ho potuto.
Ed è anche per incoraggiare tutti ad adottare l’approccio alla vita che ci suggerisce l’antica filosofia del Karma Yoga. Nel Bhagavad Gita, antichissimo testo sacro indiano, il Maestro invita il discepolo a compiere ciò che ritiene giusto, senza attendersi di raccogliere il frutto delle proprie azioni. È l’apoteosi del comportamento etico: ti impegni in un’azione perché la senti giusta, non perché ti aspetti che ti porti qualcosa.
La promessa del Maestro Krishna nel Gita è quella che sarà il Divino a decidere il momento in cui si vedrà un risultato; parimenti la Vita mi ha portato una ricompensa postuma: la conferma che quanto seminato in anni di sforzi ha prodotto, ora che non me ne occupo più, un grande risultato, che sarà di beneficio a tutta la comunità. Cosa chiedere di più?
Si, son soddisfazioni!

