
Leadership e spiritualità: evitare la trappola del purpose
11/12/2025Transizioni sicure
Transizioni sicure utilizzando il Metodo CASE® come linea guida del processo di cambiamento.
La prima regola
Quando presi lezioni di arrampicata, la prima regola che mi fu insegnata fu il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza. Così come il mio maestro per la vela, Michel Dejoie, usava prendere a manigliate sulle mani chi avesse dato meno di tre giri di scotta sul winch, così la Guida Alpina che mi portava ad arrampicare era pronta alla “violenza” per violazioni delle norme di sicurezza.
Giusto, sacrosanto: il mare, la montagna, sono ambienti nei quali l’Uomo deve prima di tutto apprendere con umiltà che non c’è nessuno che si prende cura della tua sicurezza se non lo fai tu stesso. Altrimenti, se ti muovi con l’arroganza dell’Uomo “civilizzato”, che crede nelle Assicurazioni o che ci saranno sempre mamma e papà a proteggerlo, giustamente finirai male. Sono regole severe, ma su questo non si transige. Oppure si scende dalla mia barca, senza rancore ma alla svelta.
La seconda regola
La seconda regola fu invece una regola legata alla progressione. Si trattava sempre di sicurezza, ma anche di efficacia nel progredire verso l’obiettivo della cima della parete. La Guida mi insegnò che possediamo 4 appoggi: due mani e due piedi. Lasciamo per il momento perdere i coraggiosi mutilati, anche multipli, che a volte è possibile ammirare mentre praticano sport in ogni modo possibile. Restiamo su noi persone cosiddette “normodotate” cui si applica questa regola.
Quando ci si muove lo si fa staccando un appoggio e spostandolo con chiara intenzione e obiettivo, mentre gli altri tre restano ben saldi. Certo, a volte la tentazione è forte di muovere due appoggi alla volta. Soprattutto nei passaggi apparentemente facili. È un attimo lasciarsi prendere la mano e passare dalla progressione all’azzardo. Ma bisogna resistere, almeno fintanto che il progredire non sarà diventato così naturale da avvenire con una fluidità serpentina. A quel punto la persona e la parete diventano una cosa sola ed è difficile separare il movimento continuo in singoli atti.
Questa fluidità, tuttavia, difficilmente si può acquisire nelle transizioni, ovvero durante i grandi cambiamenti, che avvengono nel corso della nostra vita. Infatti, questi cambiamenti non hanno generalmente la continuità di una parete durante un’arrampicata, ma accadono come singolarità, diversi uno dall’altro.
Sicurezza nelle transizioni
Le transizioni sono momenti, come un’arrampicata o una navigazione in mare aperto, che vanno affrontate con cura e consapevolezza. Oltre che con coraggio e fiducia. Come gli altri momenti, questi grandi cambiamenti, trasformazioni, a volte radicali e sconvolgenti, se non affrontati nel modo corretto possono presentare il pericolo di arrecare danno, dolore, sofferenza. Possono fallire nell’intento di transitare a situazioni più desiderabili, portando perfino a peggioramenti. Oppure, i risultati attesi possono mancare per una conduzione approssimativa o incerta.
Quindi come assicurare transizioni “sicure”? Proseguendo nella metafora, possiamo dire che per assicurare transizioni sicure nella vita privata o professionale bisogna attenersi a regole di sicurezza e progressione analoghe a quelle accennate sopra. Il Metodo CASE® propone un approccio alle transizioni che facilita un passaggio sicuro, nel quale si massimizza la possibilità di raggiungere gli obiettivi.
La progressione nelle 4 Fasi
Il Metodo CASE® si svolge lungo 4 Fasi per assicurare transizioni sicure:
- Cognitiva
- Analitica
- Strategica
- Esecutiva
Sono infatti le Fasi a dare il nome al Metodo. Sono un po’ come i 4 appoggi dell’arrampicata o analoghe regole di sicurezza nella vela, vanno seguire per ottenere una progressione sicura ed efficace per arrivare alla fine alla soluzione trasformante del conflitto.
Le 4 Fasi del Metodo CASE® vanno affrontate in sequenza, a partire dalla Cognitiva che inizia con la ricognizione dei fatti.
Buone basi per transizioni sicure con Metodo CASE®
Sembra banale, ma l’esperienza ci dice che la maggioranza delle transizioni che falliscono o procedono in modo indesiderato lo fa per carenze nell’analisi della situazione di partenza.
Gran parte dei cambiamenti, soprattutto quelli più radicali, avvengono sull’onda di stati emotivi turbolenti, che minano la capacità di analizzare con lucidità la situazione. Non si tratta necessariamente di stati negativi; può anche trattarsi di un’esaltazione creativa, quello stato nel quale da un caos emerge una nuova visione, a volte dirompente.
In ogni caso, perché la nuova realtà si affermi nel modo migliore, è fondamentale mantenere una chiara visione dei fatti, della realtà del contesto nel quale si svolgono le nostre azioni. Quindi la fase Cognitiva è quella nella quale ci si dedica a una ricognizione dei fatti reali, delle posizioni autentiche di tutti coloro che sono coinvolti nel processo di transizione. Corrisponde al mantenere fermi e saldi tre appoggi mentre ne muoviamo uno alla nuova posizione.
Solo così è possibile condurre un processo di transizione che al suo termine porterà i risultati attesi: la soddisfazione di almeno qualcuno dei Bisogni Essenziali di tutte le parti coinvolte e l’assenza di danno per ciascuno.
Per approfondire
Questa definizione di “successo” del processo di transizione è fondata su un approfondito sviluppo teorico che ho svolto partendo dai fondamenti degli studi sulla pace moderni. Se ti interessa approfondire la parte teorica, per comprendere a fondo i meccanismi su cui si basa il Metodo CASE®, puoi leggere il libro Leadership Sostenibile, che ne costituisce il testo fondamentale.
Se invece vuoi passare direttamente a un approccio pratico di applicazione alla tua situazione, contattami via mail a federico@federicofioretto.biz per un primo appuntamento gratuito. Vedremo insieme se e come posso aiutarti a compiere la tua transizione in modo vincente e raggiungere i risultati che attendi, perfino superandoli.
Buone transizioni
