L’Alba di un Nuovo Mondo – Parte Seconda

Ecco il secondo della breve serie di 5 articoli che delineano con chiarezza la Visione e gli scenari futuri di sviluppo delle imprese e del management per il mondo “post-Coronavirus”, ovvero nell’Era del Climate Change. Con l’indicazione di 15 AzioniPrioritarie per l’impresa nel quarto articolo.

Seconda Parte: l’Impresa

Per cercare di comprendere cosa comporterà l’ingresso nel “Nuovo Mondo” per imprese e imprenditori parto da un po’ di teoria, riprendendo in sintesi estrema ciò che scrivevo nel mio libro del 2015 “Leadership Sostenibile”. Nel libro l’ampia illustrazione dei concetti e delle fonti. 

In breve, ogni essere umano ha quattro Bisogni Essenziali: Sopravvivenza, Benessere, Identità e Libertà, che percepisce in modo variabile e individuale. Essenziali vuol dire che la loro mancata soddisfazione causa sofferenza, con conseguenze variabili: dalla depressione, alla malattia, alla violenza e al conflitto. Scopo della vita di ciascuno, delle sue attività e delle interrelazioni è in ogni momento di tutelare, e sodisfare, questi Bisogni. 

Le imprese, in quanto attività organizzate, non sfuggono a questo principio: scopo della loro esistenza è di soddisfare alcuni di questi Bisogni Essenziali delle persone, organizzando l’attività di un insieme di persone.

Tuttavia, mentre gli esseri umani sono elementi naturali dell’ecosistema, le imprese e le organizzazioni sono elementi “fittizi”, in termini legali “persone giuridiche” o “finzioni legali”.

Ciò comporta che per aver diritto all’esistenza esse debbono soddisfare alcune condizioni, altrimenti l’ecosistema prima o poi le espelle. In breve, l’organizzazione DEVE soddisfare uno o più dei Bisogni dei suoi portatori d’interesse, in modo parziale o totale, e al contempo NON DEVE danneggiarne o minacciarne alcuno. 

Organizzazioni che non soddisfano alcuni Bisogni Essenziali dei loro stakeholders in modo appropriato, tale da giustificarne l’utilizzo delle risorse dell’ecosistema, o ne danneggiano qualcuno, perdono prima o poi il diritto di esistere – l’anglosassone license to operate – e devono scomparire. 

L’urgenza di questa nostra epoca, cioè il Cambiamento Climatico sottolineato dal suo “sintomo pandemico” Covid-19, porta all’estremo questa condizione, avvicinando il momento della resa dei conti.

Ecco il primo impatto che il Nuovo Mondo avrà sulle imprese e sulle organizzazioni: servirà una nuova Visione del loro “stare nel mondo”, della ragione stessa della loro esistenza.

Quando parlo di Visione, intendo del genere di quella che aveva Adriano Olivetti, o quella di un Elon Musk. Prendiamo Olivetti, vituperato in vita, cancellato dalla memoria per cinquant’anni dalla classe dirigente italiana e oggi assurto – a parole – a modello del “nuovo imprenditore”. 

Cos’aveva compreso Olivetti? Fondamentalmente che l’impresa, “la fabbrica” come la chiamava lui, era uno strumento per soddisfare i bisogni dell’Uomo, della comunità. Se non direttamente, offrendo o facilitando occasioni perché venissero soddisfatti altrimenti.

L’impresa non era quindi fine a se stessa, né il profitto per gli azionisti ne era lo scopo principale bensì lo erano lo sviluppo umano e sociale.

Ai tempi di Adriano, la questione ambientale era molto meno urgente, ma nel 2020 la necessità di preservare un ecosistema che supporti la vita umana è divenuta prioritaria.

L’ecosistema rientra a pieno titolo tra i portatori d’interesse di un’impresa, in quanto “soggetto su cui le attività dell’organizzazione hanno un impatto e in grado a sua volta d’influire sulle attività dell’organizzazione stessa”. 

Quindi l’impresa è uno dei protagonisti di qualunque futuro e contribuisce, volente o nolente. a crearlo.

Fatta tale doverosa premessa, l’impresa del mondo all’epoca del Climate Change dovrà avere un rapporto con il proprio contesto completamente differente rispetto al passato: radicalmente inverso. La preservazione di un ecosistema favorevole alla sopravvivenza umana dovrà essere un dato imprescindibile e divenire il centro degli obiettivi strategici e operativi aziendali. Sarà il contesto a determinare le attività possibili. 

Le attività che non saranno in grado di modificare i propri processi in tal senso dovranno cessare: se nell’immediatezza della post “pandemia” resterà ancora per un po’ una scelta volontaria, non ci vorrà molto per comprendere che servirà l’adozione da parte delle Autorità di disposizioni restrittive basate sulle conoscenze scientifiche (IPCC innanzi  tutto) per contenere il disastro climatico, con le sue conseguenze sociali, economiche e geopolitiche. Esattamente come con il Covid-19.

Ogni attività d’impresa a quel punto dovrà sottostare alla condizione dell’utilità per la soddisfazione di Bisogni Essenziali reali e del “non nuocere” ad alcuno. Come ciò si realizzerà ancora non è chiaro; se dovessi immaginare uno scenario “semplicistico” e brutale potrei pensare a una carbon neutrality obbligatoria per tutte le attività nel 2030. Se volessimo immaginare uno scenario “morbido”, invece, direi: stretta aderenza obbligatoria, verificata e sanzionata agli SBT (Science Based Targets – parametri di riduzione delle emissioni di GHG per raggiungere gli obiettivi definiti dagli Accordi di Parigi) o simili. Oltre ad analoghe misure per l’eliminazione o drastica riduzione d’inquinanti ed emissioni nocive.

Quante imprese sono pronte oggi anche “solo” a una misura del genere? Quante hanno mai ragionato su un’Incertezza di questo tipo per cercare di trattarla o scovarvi opportunità?

Le imprese nell’epoca del Climate Change dovranno saper gestire questo tipo di Incertezza, cioè Rischi negativi e positivi, e la stragrande maggioranza non sono per nulla attrezzate a questo. 

Qualcuno ritiene di potersela cavare con un’alzata di spalle di fronte a quest’ipotesi? 

Forse si sarebbe potuto fare prima dei lockdown conseguenti alla “pandemia”, ma ora? Quanti in Gennaio 2020 pensavano fosse probabile trovarsi a vivere in uno scenario come quello di oggi? Quanti erano realmente attrezzati a farlo? Quanti avevano una strategia, un piano d’emergenza, risorse e infrastrutture per garantire la business continuity e la prestazione dei propri servizi? Eppure il rischio pandemico era ampiamente annunciato dalla scienza da anni.

A differenza delle misure temporanee per la “pandemia”, per invertire in modo duraturo il Climate Change serviranno decenni, sempre che ci si muova in tempo. Dopo la “cura da cavallo” per invertire la rotta, si dovrà stabilire una nuova normalità, basata su nuove regole e nuovi riferimenti. Chi non saprà adattarsi al nuovo ambiente dovrà scomparire: sono le Leggi dell’evoluzione naturale.

Per realizzare quest’obiettivo circolarità e sostenibilità dei processi e dei sistemi integrati dovranno diventare la normalità, come del resto è nei sistemi e nei processi naturali. Ciò deriva dalla natura di “sistema chiuso” del pianeta che è il nostro habitat. Non sarà più possibile scaricare esternalità negative sul contesto, bensì gli impatti dei processi delle imprese – e dei sistemi – dovranno essere tutti “contabilizzati” attribuendo correttamente le responsabilità della neutralizzazione dei loro effetti nocivi.

La sostenibilità cesserà del tutto di essere un Nice to Have e diventerà la cifra della sopravvivenza e della legittimità a esistere per le attività umane organizzate in impresa.

Lungi dall’essere uno scenario depressivo o di rinuncia, la transizione alla sostenibilità globale dell’economia non è solo un obiettivo eticamente desiderabile e una necessità ai fini di invertire il Climate Change, ma un orizzonte di prosperità possibile e raggiungibile a condizione di metterci l’impegno che è mancato finora, come ben illustra il working paperUnlocking the Inclusive Growth” 2018 di New Climate Economy (ultima consultazione 14/04/2020) 

L’Agenda 2030 cesserà così di essere per la maggior parte delle imprese un esercizio di marketing e diverrà la linea guida per la determinazione di strategie e piani d’azione, cui ognuno dovrà attenersi in proporzione alla propria capacità d’impatto (le imprese non saranno certo le sole a dover evolvere in questo senso!). La Sostenibilità così integrata in tutti i processi, dal disegno delle strategie, alle decisioni, ai piani e alle azioni, diventerà il nuovo paradigma delle attività umane e la generazione di Valore sarà misurata in parallelo sui suoi tre concetti chiave: economico, sociale e ambientale.

L’innovazione e lo sviluppo che possono risultare dalla transizione radicale alla sostenibilità di cui sto parlando e che sarà necessaria alla ripartenza dopo la “pandemia”, sono ampiamente in grado di sostenere una crescita elevata nella QUALITÀ della vita delle persone e nell’ecosistema globale. Potrà venirne una diminuzione del fatturato? Può essere, ma abbinata a una maggior generazione di Valore sia per gli stakeholders – azionisti inclusi – sia per il sistema globalmente, con la conseguenza di una diminuzione dei costi che oggi tutti sosteniamo per un sistema malsano che ci sta distruggendo.

Questo è lo scenario generale del Nuovo Mondo per le imprese e le organizzazioni umane. Ma cosa ne sarà delle loro leadership e del management? Quali cambiamenti? Che persone dovranno guidare la trasformazione? Lo vedremo nel prossimo articolo.