Ok: non ti piace Trump. Ma la sua presidenza potrebbe rappresentare un’opportunità per l’Europa?

Per una volta farò un’eccezione alle mie regolari pubblicazioni sui temi professionali e scriverò come appassionato cittadino del mio Paese, l’Italia, ed Europeo.

Devo dirtelo: non ne posso più di sentire gente in Europa che brontola o inveisce per l’elezione di Trump alla presidenza degli USA. Come se fosse stata una sorpresa! Le ineguaglianze crescenti, la fine del contratto sociale in molti Paesi, inclusi gli USA e molti d’Europa, la perdita di benessere di larga parte della classe media, il continuo dare addosso alle minoranze come capri espiatori dei problemi della società, l’ignoranza nella quale i popoli sono tenuti… tutto questo e altro faceva prevedere una vittoria di Trump.
Così come in Europa non dovrebbe sorprenderci l’emergere dei nazionalismi, la xenofobia, lo scontento sociale e il continuo crescere della retorica fascista attorno a noi. Forse chi si meraviglia della vittoria di Trump si è anche sorpreso della Brexit. Ma era davvero una sorpresa anche quella? Negli altri Paesi Europei si critica ferocemente la Gran Bretagna per la sua decisione – certo frutto di improvvide manipolazioni partitiche. Ok, però sebbene io non creda che uscirne sia un modo efficace di risolvere i molti difetti dell’Europa odierna, penso anche che sia stata la mossa più logica per un Paese che non ci è mai stato dentro in modo convinto.
Dunque, chiarito che non ci vedo sorprese e sono stufo di brontolii, per non parlare delle proteste “contro Trump” (cosa c’è da protestare contro un voto democratico – per quanto manipolato dai media e da decenni di ignoranza delle masse attentamente pianificata?): cosa possiamo fare?
Il mio sentire personale come Europeo è che, in primis, dovremmo lasciar perdere l’infantile paura che ci siano drammatiche conseguenze per noi. Saranno gli americani a sopportare il peso maggiore delle politiche di Trump. Egli probabilmente rappresenta l’epitome del tipico fenomeno americano di disinteressarsi e non conoscere tutto ciò che sta a più di un metro dal loro confine. Eccetto che hanno la spiacevole tendenza a inviare bombardieri in giro per il mondo in base a inesatte comprensioni di cosa è più utile nei vari contesti (Con la lodevole eccezione del programma YALI per l’Africa che, con mio grande rammarico, sarà probabilmente chiuso). Trump sarà ancor meno incline del suo predecessore a inviare truppe e bombardieri all’estero. Certo lo sarà meno di una Clinton.
Già questa sarebbe una buona notizia, dal momento che rilasserebbe le tensioni con la Russia che di questi tempi soffiano venti di guerra sull’Europa dei quali non abbiamo desiderio né bisogno. La Russia è un Paese prevalentemente europeo, sebbene con un serio problema di democrazia. Peraltro, a ben guardare, non è l’unico. Ci sono molti modi nei quali l’Europa potrebbe forgiare relazioni migliori con la Russia e ciò beneficerebbe l’economia Europea e, alla fin fine, i nostri popoli. Oltretutto, togliere pressione sui confini Russi toglierebbe credibilità a una parte della retorica muscolare della loro leadership, con il risultato di una maggior tranquillità delle relazioni.
In secondo luogo l’America di Trump sembra proprio che sarà isolazionista e si concentrerà sul proprio ombelico in molti aspetti, non solo su quello militare. Questo rappresenta una delle maggiori opportunità, che sarebbe davvero stupido perdere. Fin qui l’Europa, che è nata da un progetto magnifico, è stata sistematicamente spogliata di qualunque significato e autonomia come soggetto di politica internazionale (non solo, purtroppo). È tra il ridicolo e l’imbarazzante il modo in cui l’Europa si muove nello scacchiere internazionale con volti variabili (Il presidente della Commissione, l’Alto (sic!) Rappresentante per la politica estere, il Presidente Francese e la Cancelliera Tedesca…) Ma chi diamine rappresenta l’Europa? e, ancor di più: qual è la politica estera dell’Europa, se ce n’è una? No, non c’è, perché finora abbiamo sempre atteso che qualcuno ci dicesse cosa fare. Oppure siamo andati in ordine sparso, secondo interessi particolari e spesso a spese di qualche altro partner Europeo.
Dal momento che nei prossimi quattro anni gli USA saranno molto meno presenti ed esigenti verso i loro partner sull’arena mondiale, l’Europa ha una opportunità unica di decidere cosa vuole essere, e realizzarlo. Vogliamo farlo? Abbiamo il coraggio di farlo? C’è qualche residuo di leadership in questo vecchio continente? Lo spirito del “Manifesto di Ventotene” è ancora vivo – c’è ancora speranza?
Sinceramente ho paura a porre queste domande, perché temo quattro sonori “No” come risposta. Ma poiché sono un ottimista per matura e per convinzioni penso che possiamo accettare la sfida e darci da fare per un’Europa migliore. Molto probabilmente non a 27 – 28. Questa forma è priva di ogni senso, considerando la diversità di sistemi sociali, economici e culturali dei Paesi. Solo degli avidi idioti potevano immaginare un’Europa così larga e oggi vediamo i risultati di questa stupidità. Probabilmente una Europa 2.0 di pochi Paese, perché non i fondatori, potrebbe provare una maggior integrazione dei sistemi economici, sociali e di politica estera. Sebbene io non ami il concetto di “difesa” tradizionalmente inteso, anche una politica comune di “difesa” potrebbe essere sviluppata, mentre la NATO perde significato progressivamente. Meno dipendenza dalla politica estera statunitense potrebbe permetterci una politica estera più intelligente, lungimirante e coerente verso aree più rilevanti per noi, come il Medio Oriente, l’Africa e la Cina, un player importantissimo nei confronti del quale, essendo una non-entità, l’Europa conta pochissimo oggi.
Infine, Stati Uniti concentrati sul proprio ombelico e che lasciano perdere disegni egemonici come quello del TTIP, lascerebbero più spazio all’Europa per rafforzare politiche di sostegno alle PMI che sono la colonna portante dei nostri sistemi economici e non solo.
Ciò detto, la domanda è: siamo abbastanza “svegli” da smetterla di brontolare e iniziare a guardare alle opportunità che si aprono con la presidenza Trump? E infine: siamo pronti a farci su le maniche, mettendo in atto ciò che serve, e rinunciando ciò che va sacrificato, per costruire un’Europa che ha senso? Se non lo faremo, con gli USA che perdono peso l’Europa assisterà all’espansione mondiale indisturbata della Cina e della Russia, vedendo al contempo sfumare definitivamente ogni sua speranza di essere un soggetto rilevante sulla scena politica internazionale.
Mi piacerebbe avere i vostri commenti e opinioni in materia.



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