La Sostenibilità è Femmina, davvero!

Ieri sono stato intervistato da una ricercatrice dell’Università di Cambridge nel contesto di uno studio sull’economia circolare. Tra le altre cose, abbiamo ovviamente parlato di #EmbeddedSustainabilityIndex di Exsulting e dei principali ostacoli e facilitatori per una più ampia implementazione della sostenibilità integrata nell’industria. Cercando di spiegare in termini semplici perché è ancora difficile per gli uomini d’affari superare la lunga abitudine di pensare “trimestrale” e tornare al buonsenso di considerare la resilienza a lungo termine delle loro aziende, sono stato afferrato da un’improvvisa consapevolezza: la sostenibilità è femminile. Ovviamente! Lasciami spiegare, ripercorrendo il ragionamento come l’ho esposto alla mia paziente interlocutrice (una donna, non sorprendentemente).

Le donne danno alla luce i bambini, dopo averli tenuti per nove lunghi mesi nel grembo, dove il miracolo della vita prende la forma di un essere vivente perfetto, completo ed estremamente complesso. Ci vogliono uno sforzo enorme, tanta energia, pazienza, dedizione, concentrazione e l’incredibile intelligenza di un corpo per raggiungere quest’obiettivo. Tutto fatto, più o meno, inconsciamente, guidate da una forza superiore: l’ispirazione dalla Vita a fare qualcosa che è inerente alla natura stessa della madre.

Mutatis mutandis, cioè nella giusta proporzione, è quel che dovrebbe accadere nella vita di un imprenditore: cedere al potere di un’ispirazione per realizzarne la visione e metterci tutto lo sforzo necessario. Raggiungere tale obiettivo richiede una dedizione incrollabile per organizzare i molteplici fattori della produzione, condividere la visione, coinvolgere e ispirare persone diverse a partecipare all’iniziativa, tenere unita la squadra, favorire l’innovazione e dare così vita a una “persona giuridica” molto complessa: l’impresa.

Ogni volta che una donna dà alla luce un bambino, dopo tutto quello sforzo e il flusso di ormoni che la nascita comporta, come potrebbe pensare con un orizzonte “trimestrale” al piccolo essere? Dopo tutto ciò è naturale che ella desideri per lui o lei la vita più lunga. Immaginerà la miglior vita possibile e farà tutto ciò che è in suo potere per assicurare che essa accada ai suoi bambini.

Le madri guardano naturalmente al lungo termine e pensano di conseguenza: hanno una capacità innata di concepire linee temporali estese e interazioni complesse. Sono pensatrici sistemiche naturali poiché esse “sono” un sistema complesso con il bambino che cresce nel loro grembo e dipende da loro per i primi mesi della sua vita.

Il maschio è diverso a causa di una peculiarità biologica, per così dire. Ha un orizzonte molto breve: ha solo lo scopo di diffondere i propri geni il più possibile. Dopo l’accoppiamento, potrebbe benissimo andarsene e non vedere mai il cucciolo. Sfortunatamente, ciò accade ancora troppo spesso tra gli esseri umani, dai quali dovremmo aspettarci un comportamento più coscienzioso. Non discuterò di biologia qui, o di sociologia, però: questa digressione era solo per dire che ci possono esser ragioni per cui vediamo una larga maggioranza di maschi nella finanza e un gran numero di donne in prima linea per la sostenibilità e l’economia circolare . Ovviamente questa non è una regola assoluta, dato che ci sono molti uomini sensibili alla sostenibilità e alcune donne che sono lupi di Wall Street. Sono io stesso un “padre materno”, quindi sono il primo ad ammettere eccezioni alle affermazioni di cui sopra. Ma, come si suol dire: “l’eccezione conferma la regola”.

L’economia finanziaria assomiglia molto alla diffusione egoistica del seme maschile: cerca risultati trimestrali – a volte giornalieri, incurante della resilienza e della redditività a lungo termine, incurante delle persone. Perché investire nella ricerca, nello sviluppo del potenziale umano, nell’innovazione del modello di business, nell’integrazione delle catene del valore – per non parlare della sostenibilità e di qualcosa di complicato come l’economia circolare – tutte cose che richiedono tempo e impegno, se si sta cercando la più ampia diffusione dei propri geni, cioè i più alti rendimenti a breve termine?

Quindi sono giunto alla conclusione che la sostenibilità, specialmente se considerata strategicamente e integrata come dovrebbe, sia femmina. Essa comporta il pensiero sistemico, una visione a lungo termine e una dedizione al benessere dell’azienda e alla sua galassia di stakeholders a lungo termine che è più facile per la sensibilità femminile (l’hanno anche diversi uomini, attenzione: non è strettamente legata al genere). Come ho concluso con la mia interlocutrice di Cambridge, ciò di cui abbiamo bisogno per promuovere una diffusione più ampia della sostenibilità è educazione: educazione della leadership politica, degli imprenditori, delle istituzioni finanziarie, della nuova generazione di diplomati che formeranno le schiere del management del prossimo e lontano futuro. Abbiamo bisogno di più educazione alla capacità femminile di prendersi cura, di empatizzare e di pensare in modo inclusivo a tutti i livelli della società. Abbiamo anche bisogno dell’educazione di ogni cittadino e bambino che cittadino adulto diventerà sul fatto che lo sviluppo sostenibile è affare di tutti, nessuno è esente da responsabilità. Abbiamo finalmente bisogno di maggiori informazioni su quanto sia buona la sostenibilità per tutti e di sapere che quando tutti stanno meglio ognuno, incluso quel “Io” troppo importante, sta meglio.

Infine, poiché il femminile è inclusivo, anche il maschile sarà coinvolto nello sforzo, con la sua energia, la capacità di sforzo intenso, di pianificazione e razionalizzazione delle risorse (sostenendo il femminile e l’intera “famiglia”, come la biologia di Homo Sapiens Sapiens dovrebbe comportare, peraltro).

Immagino un futuro brillante per l’umanità, se impariamo collettivamente a integrare più femminilità, cioè la sostenibilità olisticamente intesa, nei nostro ragionamenti e nella nostra vita quotidiana.

Benvenuta a casa, sostenibilità, dal tuo amante maschio e appassionato.