Come il calcio di un cavallo mi ha insegnato la più grande lezione di leadership

Più di 40 anni fa ho iniziato a cavalcare, dunque oso dire di sapere qualcosa di cavalli. Ho anche qualche antica frattura a portare testimonianza di questa relazione di lunga durata.

Recentemente mi sono rivolto alla pratica dell’equitazione naturale, ricominciando daccapo e integrando così questo magnifico approccio al mio lavoro sulla leadership e la comunicazione umane.

La scorsa settimana partecipavo a un seminario intensivo di equitazione naturale alla Asvanara Academy, in Toscana, quando, il quarto giorno del corso, mi son preso un bel calcio sul malleolo esterno destro. Grazie a buoni riflessi ho evitato le peggiori conseguenze sul piano fisico, ma l’orgoglio ne è uscito malconcio. Poi, come se il calcio fosse stato come il proverbiale colpo in testa del Maestro Zen, mi sono accorto di aver ricevuto una straordinaria lezione di leadership. Cosa era successo?

Secondo le regole del seminario, avrei dovuto essere il leader della mia coppia cavallo-uomo, e ogni giorno c’erano nuove lezioni da imparare ed esercizi da compiere – ovvero “prestazioni”. Oddio: prestazione… la parola più minacciosa per ogni membro del tuo team, caro leader! Quando qualcuno (o un team) sente di dover fornire una prestazione, o raggiungere degli obiettivi, sale immediatamente lo stress, e la sensibilità fine sparisce. Non ne sono stato immune, in questo seminario, nell’ansia di imparare nuove cose e divenire subito bravo a metterle in pratica. Ciò che ho fatto è stato mettere molta pressione al mio “team-a-4-zampe”. Poco a poco la gioia di danzare insieme in armonia è diventata uno sgomitare, e la mia cavalla ha iniziato a ribellarsi. In pratica, a parte l’occasionale segnale di minaccia (orecchie abbassate, gesto di mordere), ciò che ha fatto è stato semplicemente dare una prestazione pessima, facendomi sudare dalla concentrazione e dallo sforzo ogni volta che c’era un esercizio da farle fare.

Rimanendo focalizzato sull’ottenimento dei risultati (cioè compiere l’esercizio) mettevo sempre più energia di “leadership”, sentendomi vieppiù frustrato mentre il “mio team” dava prestazioni sempre peggiori. Finalmente, spingendo il “mio team” per raggiungere il compito più impegnativo della giornata, ricevevo una forte minaccia di morso e appena respingevo il muso riaffermando la direzione richiesta la cavalla si girava di scatto sparandomi addosso una bella “doppietta” con i posteriori. Sebbene riguadagnassi immediatamente il controllo della situazione e del “mio team” (controllo qui non è una parola scelta a caso), la mia frustrazione era al massino, e così finiva la giornata – con ghiaccio e arnica a volontà. Per nostra fortuna, ci sono insegnanti ai seminari, e a volte eccellenti come in questo caso…

Il mattino dopo c’erano ancora nuovi esercizi da fare ed, essendo l’ultimo giorno, i più impegnativi. Ancora zoppicante sulla gamba destra, ero un po’ preoccupato di dover affrontare un altro giorno di “gioco della dominanza” con la mia compagna da 600 Kg; ciononostante, incoraggiato dall’insegnante, decidevo di andare avanti. Non appena cominciavo a “mandare fuori” la cavalla per l’esercizio, ella cominciava a ribellarsi a, pur facendo infine ciò che era chiesto, lo faceva senza grazia, con spreco di energia e dunque fornendo una “pessima prestazione”. Finalmente, l’istruttore mi diceva gentilmente: “Il tuo segnale di allontanamento in fase quattro è tre volte troppo forte”. Ora, c’è un tecnicismo qui nel quale non mi addentrerò, ma ciò che mi colpiva come una saetta era che, mentre io credevo di esercitare la minima forza necessaria per attivare il “mio team”, in effetti stavo usando un sacco di energia in eccesso e terrorizzavo la mia partner, spingendola alla fuga.

Ero stato illuminato, come il discepolo del Maestro Zen. Richiamavo dunque il “mio team”, la calmavo e lasciavo pascolare mentre io rassettavo la mia energia. Dopo qualche minuto ricominciavamo il nostro esercizio: stavolta lei rispondeva perfettamente al primo accenno di segnale, risparmiandomi perfino lo sforzo di compiere i passi tre e quattro del comando: si muoveva al comando del mio pensiero, praticamente. “Andava fuori” ed eseguiva perfettamente l’esercizio per quattro volte di fila, senza sforzo né da parte mia né sua. Esprimeva semplicemente l’enorme potenziale che possedeva come la magnifica cavalla che è.

Qui finisce la narrativa personale, e voglio ora condividere con leader e aspiranti tali, le grandi lezioni che ho appreso:

  1. Quanto il tuo team non è efficace, la risposta giusta è raramente quella di mettere maggior sforzo. Rimanere focalizzati sui risultati attesi e insistervi peggiora solo le cose;
  2. È fondamentale esplorare il potenziale del tuo team e valutarlo attentamente;
  3. Un leader deve indagare approfonditamente sui blocchi che prevengono l’espressione di tale potenziale;
  4. Una volta ben compresa la situazione, esercita la minor forza necessaria per avviare l’espressione del potenziale del team. Lascia loro spazio di manifestare se stessi e i loro talenti;
  5. Mantieni viva la gioia di lavorare nel gruppo; se senti che cala, accantona per un momento l’azione verso gli obiettivi e rinforza la motivazione e il piacere di lavorare insieme;
  6. Assicurati di avere le idee chiare, inclusi i tuoi obiettivi, e di comunicarle efficacemente, in modo rassicurante, coinvolgente e motivante;
  7. Apprezza ogni sforzo, indipendentemente dal risultato che produce, ma reitera lo scopo del lavoro ogni volta che è necessario. Quando l’obiettivo del bene comune viene percepito, la motivazione sale alle stelle;
  8. Mantieni un approccio “giocoso”, ogni volta che ti è possibile. In altri casi (ad esempio una “chirurgia di emergenza giocosa” potrebbe sembrare inappropriata, immagino) mantieni leggero lo spirito del gruppo per quanto possibile e adatto alle circostanze date;
  9. Fondamentale: se il tuo team comincia a “scappare da te”, evitando i compiti, le responsabilità, essendo demotivato stai certo che sei tu che li stai allontanando da te. In questo caso respira profondamente, calmati, rilassati e riassesta la tua energia al livello più basso possibile, e migliora la tua comunicazione. Dopo tutto, noi trainer e coach siamo lì per aiutarti in questo.

Spero che i miei lettori trovino l’articolo ispirante e utile per la loro vita professionale, e perché no privata, quotidiana. Altro su leadership e cavalli come eccellenti specchi nei miei prossimi seminari.

Sentiti libero di contattarmi alla mia mail diretta federico@federicofioretto.biz se vuoi sapere di più e scoprire come sviluppare un’eccellente leadership nella tua organizzazione o per te stesso.



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