Contro l’Economia Circolare…

… quando è solo una parola alla moda! Un avvertimento: quest’articolo non è per i deboli di cuore. È per gli audaci che vogliono davvero approfittare dell’opportunità per un cambiamento completo di paradigma economico che abbiamo di fronte oggi.

Ora torniamo all’oggetto. Non preoccuparti, caro lettore: non ho nulla contro l’economia circolare in sé, quando si manifesta per ciò che il suo nome dovrebbe veramente significare. Ma l’economia circolare non è qualcosa che una singola azienda possa realizzare; è persino difficile per un singolo Stato, nel mondo contemporaneo. È un concetto sistemico, in cui ogni elemento dev’essere trattato come interconnesso, innumerevoli stakeholder devono essere altamente consapevoli di tali connessioni, perseguire obiettivi strategici conseguenti e così via.

La Natura è davvero una “economia circolare”, o piuttosto un “ecosistema circolare”. In Natura vediamo il perfetto esempio di come dovrebbe essere un sistema circolare. Si può notare che in tale sistema non è il singolo individuo a dare priorità ai propri interessi. È piuttosto il funzionamento equilibrato del sistema l’obiettivo generale che tutti accettano e perseguono. Di qui l’estinzione di specie nel tempo, perché non più funzionali, così come la nascita di nuove, o la scontata accettazione che chiunque sarà un giorno cibo per qualcun altro. Infine, per parlar di “circolare”, il sistema deve includere l’elemento temporale e, almeno, il sistema solare, non solo la Terra. L’energia, infatti, proviene in origine dal Sole e le risorse vengono generate e rigenerate secondo tempi geologici. Considerando queste riflessioni come metafora, capirai perché parlare con leggerezza di “economia circolare” è assurdo, intellettualmente disonesto o, più semplicemente, ingenuo (Prima di commentare, ti prego di notare che ho specificato “parlare con leggerezza”).

Tuttavia, la Natura è un sistema circolare perfettamente funzionante e credo fermamente che gli esseri umani debbano tornare a imparare da essa e trarne ispirazione per gestire la loro società e le loro vite. Dunque? Respiriamo profondamente, calmiamoci e … torniamo alla sostenibilità!

Intrattengo spesso questa discussione con gli “evangelisti della circolarità” più appassionati e finora nessuno ha avuto successo nel contestare questo punto: puoi ottenere un processo economico circolare, ad esempio, attraverso il lavoro di schiavi o la corruzione, mentre non puoi farlo con un processo economico sostenibile. Se riuscirai a confutare questo punto, cambierò opinione. A proposito: l’argomento secondo cui “ovviamente, diamo per scontato che coloro che perseguono la circolarità lo faranno in modo etico” non funziona, mi dispiace. Altrimenti dovremmo altrettanto “dare per scontato che tutti quelli che gestiscono un processo economico lo faranno in modo etico”, sederci e goderci il ​​viaggio su un pianeta condannato.

Dobbiamo essere onesti, amici circolari: “circolare” è solo un aggettivo che descrive i flussi di materia ed energia nei processi. La sostenibilità è un concetto molto più olistico, che implica le tre dimensioni della prosperità economica (condivisa), del valore sociale e della tutela ambientale, oltre alla responsabilità nei confronti degli stakeholders e alla trasparenza. Naturalmente, i processi più adatti da utilizzare per realizzare la sostenibilità sono quelli circolari.

Pertanto, la conclusione logica è che l’obiettivo dev’essere la sostenibilità dell’attività umana e che i processi attraverso cui quest’attività si svolge devono essere per lo più circolari. Come può accadere che tanti ignorino questa semplice logica? Il problema deriva dal fatto che la sostenibilità è rapidamente caduta nelle mani di PR e “spin doctors”, diventando una parola d’ordine del marketing piuttosto che il motore strategico d’eccellente imprenditorialità che è in essenza. Tranne alcuni, ovviamente, che sono guarda caso diventati casi di scuola di successo, come Interface (US) o Novamont (I).

Invece di concentrarsi sull’integrare la sostenibilità in ogni processo per raccoglierne a suo tempo i frutti dorati, molte aziende sono cadute nella “frenesia del Report”, affidando la sostenibilità al reparto comunicazione o marketing e spendendo per pubblicare Report patinati in cui ritrarre se stesse meglio di quello che erano; a loro non importava migliorarsi davvero. Tutto ciò per un vantaggio superficiale di reputazione e a discapito dell’intera opportunità offerta dalla sostenibilità strategica. Sfortunatamente, i comunicatori e gli “spin doctor” sono soggetti famelici e mangiatori veloci, quindi hanno “bruciato” il potenziale della sostenibilità come parola d’ordine nelle loro pubblicazioni: ora hanno bisogno di qualcosa di nuovo. Allo stesso modo i politici che, ben prima di poter reclamare meritatamente un successo nel rendere le nostre società più sostenibili, si stanno volgendo con entusiasmo al concetto di economia circolare nello stesso modo debole e confuso che hanno avuto nell’approcciare la sostenibilità e lo sviluppo sostenibile: un sacco di parole, strategie vaghe, se mai ce ne sono, pochissime decisioni concrete e implementazioni. Soprattutto: zero comunicazione trasparente della drammatica realtà ai loro elettori.

“Spin doctor”, maghi del marketing e politici vogliono che dimentichiamo di non aver conseguito la sostenibilità, che siamo lontani dal passo necessario a realizzare gli SDG in 12 anni, o contenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi Celsius, e partecipiamo spensieratamente al gran ballo della “economia circolare”. No amici: siamo ancora nel pieno di un’enorme crisi globale, piuttosto in aggravamento, e dobbiamo ripensare radicalmente le nostre politiche, società, economie, modelli di business e stili di vita per renderli sostenibili. Il modo in cui raccomando di farlo è, per cominciare: “restituire alle parole il loro significato originale”. Non è farina del mio sacco: ho citato Confucio.

Questo è il motivo per cui, con tutto il mio affetto e la profonda stima per i veri e sinceri appassionati della circolarità, preferisco attenermi al concetto più olistico di sostenibilità, sforzandomi di farlo abbracciare strategicamente e incorporare in ogni processo dalle imprese che riesco a raggiungere. La circolarità dei processi queste organizzazioni la perseguiranno naturalmente, perché sarà la stessa logica della sostenibilità a condurveli. In effetti, la Sostenibilità implica tanta innovazione radicale: sono convinto che la maggior parte dell’innovazione generata dallo sforzo di sostenibilità delle aziende andrà nella direzione della circolarità dei processi e nell’uso delle materie e dell’energia. 

Stiamo remando nella stessa direzioni, amici, ma il discernimento dei fini e dei mezzi è necessario per essere efficaci ed evitare le insidie ​​poste dalle chiacchiere vuote. Spero sinceramente che, parlando con tanta sincerità e inflessibilità, io non abbia rovinato le molte amicizie che ho tra i “circolari”. Non vedo l’ora di lavorare ancora con molti di loro nella costruzione di un’economia e di una società sostenibili. C’è ancora così tanto beneficio da trarre dal lavoro d’incorporazione della sostenibilità nel pensiero umano e nelle azioni che non resteremo inoperosi: promesso!